Agronomist e un nuovo modello di hip hop: l’intervista

Agronomist, artista di formazione hip hop, sta seguendo un percorso originale per portare la musica che ama in tante altre direzioni...

Agronomist, nome d’arte di Vincenzo Lofrano, è un polistrumentista, producer, rapper e cantante nato in Lucania e fondatore della band Smania Uagliuns, gruppo di alternative hip hop con due album alle spalle. Il suo primo singolo da senza i due compagni del gruppo è stato “WOW” (2020), e da questo ha proseguito un’attività da solista piuttosto costante, pubblicando vari singoli ufficiali (come l’ultimo, “Fottere di meno”, terzo estratto dal suo album di esordio in uscita nel 2026) e coltivando progetti paralleli come “Hit Mania Enz” e “Travel Freestyle”.

“Fottere di meno – ha dichiarato Agronomist nel comunicato stampa di lancio del singolo – è un mantra utilizzabile per tutto, non in maniera nichilista, ma in maniera stoica. Qualunque cosa accada, fottiamocene di meno, prendiamo gli avvenimenti in maniera neutra, senza ricamarci sopra catastrofi o rimuginandoci”.

Per questa dichiarazione e per la presenza nel testo di una buona dose di auto-ironia, che si percepisce, ad esempio, quando Agronomist prende atto della sofferenza causata dal mondo della musica, ci siamo incuriositi e gli abbiamo rivolto qualche domanda sui suoi ultimi e sui suoi prossimi passi in un mercato discografico che, appunto, non ama particolarmente…

Tutti pazzi“, “Uaglione” e “Fottere di meno” sono i tuoi ultimi singoli ufficiali. Visto che quest’anno pubblicherai anche il tuo primo album da solista, cosa lega questi tre brani, cosa pensi che abbiano in comune?

Anche se potrebbero sembrare tre mondi diversi, e in un certo senso lo sono, hanno sicuramente un fil rouge nella scrittura e anche sonicamente. Senza anticipare troppo del concept del disco, affrontano tutti tematiche legate all’introspezione e alla salute mentale, ma con approcci e stili diversi e da angolazioni diverse. Musicalmente prendono l’hip hop e lo portano verso altre vie, qui verso una direzione più ipnotica e psichedelica. Ci sono i beat ma si trasformano in altro, ci sono le rime, ma non solo.

Dalla tua esperienza, quali sono le differenze più eclatanti tra comporre musica in gruppo, con gli smania uagliuns, e da solista, come agronomist? C’è qualcosa di uno o dell’altro processo che ti piace di più o di meno?

Sicuramente avere una band ti dà una bella zona di comfort e sicurezza, qualcosa a cui appoggiarti, una vera famiglia. Puoi demandare, integrarti, nasconderti anche di più. Da solista, nel bene e nel male, ti prendi tutte le responsabilità, soprattutto se come me produci, scrivi, fai un po’ tutto. Per me è stato difficile al principio, ma mi ha anche dato coraggio e fatto crescere incredibilmente, e ha dato più spazio a dei lati di me che non potevo esprimere appieno. In ogni caso, mi piacciono entrambe le dinamiche, a loro modo.

Nel comunicato stampa di questo tuo ultimo singolo hai dichiarato che gli avvenimenti, anche se negativi, andrebbero presi in maniera neutra, quindi che bisognerebbe fottersene di meno un po’ di tutto. Ci fai un esempio di vita reale in cui hai applicato questa filosofia? Decidi tu se legato alla musica o meno…

Le filosofie orientali, la mindfulness ed il lavoro su di sé, occupano da anni la mia vita e i miei interessi. Sono anni che pratico e studio la meditazione e affini, dunque cerco di applicare ciò che dico nel testo, abbastanza pragmaticamente, ogni giorno. C’è da dire che non è affatto facile e spesso si ricade in vecchi vizi e errori. Lo applico al mio approccio verso le release e la mia musica, ad esempio, cercando di focalizzarmi sull’opera e il processo e meno sulla validazione esterna e il “successo” di queste ultime. Più che fottermene di meno, cerco di avere una visione più ampia.

Il testo accenna anche ad alcune frustrazioni e insofferenze che ti ha causato il mercato discografico. Cosa non ti piace delle dinamiche del music business, sia italiano che, più in generale, globale?

Credo che onestamente tutti gli artisti soffrano un po’ e siano frustrati per le dinamiche del mercato, della presenza social e del proprio rapporto con la musica, perché è davvero complicato, oggigiorno ancora di più, restare zen. Risulta molto complicato avere a che fare con contenitori sovraccarichi di input e musica ma anche di tutt’altro, soglia dell’attenzione bassissima e una sorta di sistema tritacarne che ti getta via dopo qualche settimana, se non giorno. Ho deciso da un po’ di non volermi più lamentare, però vorrei lasciare una suggestione legata al non smettere di essere curiosi, cercare fuori dal calderone, dalle playlist, ai margini, e un’esortazione a supportare la diversità, le cellule impazzite, supportare chi fa arte coraggiosa.

Tornando al tuo prossimo album a firma agronomist, ci saranno ospiti o farai come quegli artisti che, quando esordiscono, preferiscono fare e curare tutto da soli per presentarsi al pubblico a 360°?

Più una cosa organica che una scelta. Il mio disco è davvero molto personale, un viaggio interiore e un racconto di un processo anche di guarigione. Dentro non potevo metterci nessuno, perché per la prima volta, dovevo esprimermi da solo, avevo troppo da dire sia musicalmente che liricamente, non c’era spazio e necessità per altro di esterno. Anche se in futuro mi piacerebbe fare più feat, anche con artisti provenienti da generi molto distanti dal rap, ad esempio. Nel disco però ci sarà la mia famiglia più prossima in alcuni momenti.

Per finire, con il tuo gruppo, Smania Uagliuns, state pensando di fare un nuovo album o state vivendo una fase di transizione e ancora non sapete cosa produrrete nel prossimo futuro?

Io la definisco fase quiescente, non stiamo molto insieme in studio ultimamente, anche perché abbiamo vite differenti. Ma esiste parecchio materiale ancora fresco, anche una sorta di lost album, che credo pubblicheremo proprio perché è timeless e ultra valido, differente dalle cose che faccio da solista e dalle cose che ci sono in giro. Il progetto, in qualche forma, ancora esiste.

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