Salmo: «Fare un disco non ha più senso»

È davvero importante fare un album oggi? Negli ultimi anni, questa domanda gira nella mente di artisti e addetti ai lavori. Senza troppi giri di parole, Salmo ha trovato la risposta: no, ma ci sono eccezioni.

Salmo: il problema del tempo

Di primo acchito, la risposta dell’artista potrebbe sembrare incoerente con la sua carriera, soprattutto considerando che nell’ultimo triennio ha pubblicato ben tre album (Salmo Unplugged in collaborazione con Amazon quest’anno, Blocco 181 come colonna sonora della sua serie su Sky l’anno scorso e Flop del 2021). Tuttavia, l’artista non si è limitato ha dare una risposta secca.

Dopo la sua esìbizione al Nameless Festival 2023, ai microfoni di M2O, Salmo ha parlato della cultura musicale in Italia, dell’ascolto degli album, delle piattaforme streaming, della saturazione del mercato. Secondo il rapper, il problema di oggi è la proporzione inversa tra le uscite musicali e il tempo. La quantità della musica prodotta è veramente tanta mentre il pubblico non ha il giusto tempo a disposizione per ascoltare tutto:

«Ogni settimana vengono fuori cento canzoni, ma chi c’ha voglia di ascoltare cento canzoni? Questa roba della saturazione del mercato, il fatto che ogni settimana escono cento canzoni, mette nei guai chi fa musica e produce dischi, perché ora fare un disco effettivamente non ha più senso».

Un progetto corposo, come un disco, non può essere veloce come un semplice brano, proprio per la differenza di minutaggio. Oggi vince chi riesce ad attirare l’attenzione all’inizio di un contenuto, che si tratti di una canzone, di un video o di un’intervista. Un giovane, ha più convenienza nel pubblicare diversi singoli per riuscire a mettersi in luce, cosa che di fatto accade nelle attuali strategie discografiche, soprattutto per gli emergenti:

«Uno giovane ora che vuole emergere gli conviene andare fuori con i singoli. Vedi che molti giovani ora tirano fuori i singoli e funziona? Perché effettivamente c’è una cosa molto importante che manca a tutti ed è il tempo, non c’è più tempo. Capito? Questo è il periodo, questa è l’era dei dieci secondi, di TikTok. Tu in dieci secondi mi devi colpire, qualsiasi cosa fai. Quest’intervista, un video o una canzone, se entro dieci secondi non dici qualcosa o fai qualcosa, la gente si annoia»

Salmo: dagli emergenti agli affermati

Il discorso cambia con gli artisti già affermati che hanno una fan base solida che ha voglia di ascoltare un progetto lungo e denso. La musica è arte e l’arte va osservata da più punti di vista per essere compresa. Non può essere qualcosa da prendere tutta e subito, va diluita nel tempo per considerare tutte le sfaccettature:

«Marracash può ancora fare i dischi, io, Fibra o Guè, perché abbiamo ancora un pubblico che è affezionato ai dischi e li ascolta mentre a quelli giovani non conviene, perché chi c’ha voglia di stare cinquanta minuti della mia vita ad ascoltare il tuo disco, magari pure col concept.

Siamo tutti vittima di questa roba. Tanto materiale e poco tempo per capirlo. Se si parla di arte, l’arte dev’essere capita. Quante cose adesso, sicuramente tu, ascolti che non ascoltavi da ragazzino? Perché hai capito. L’arte ha bisogno di tempo e la musica uguale. Ora escono i dischi e dicono o “è un flop” oppure “è il disco dell’anno”, ma ci vuole molto tempo per capire realmente. A me è capito di sentire inizialmente dei dischi che non mi piacevano e poi col tempo sono diventati i miei dischi preferiti, perché hai bisogno di tempo e il tempo non c’è».

Salmo ha parlato anche dei suoni permeati nella cultura musicale italiana, riconoscendo la grande importanza dell’elettronica e della dance, oltre a ricordare il mood da lui cavalcato un decennio fa che puntava alla dubstep. Proprio la sua longevità e la varietà dei suoni abbracciati lungo il suo percorso permettono a Salmo di vedere la musica e il mercato discografico con un occhio critico, sapiente e attendibile. Come dargli torto?

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Donato Cerone
Donato Cerone

Lucano dal mezzo sangue pugliese (un po' come nel film di Harry Potter, ma senza il principe). Mi occupo di comunicazione digitale, amo l'economia di azienda e ogni forma organizzativa. Mi piacciono le parole, ancor di più se sono incasellate tra gli schemi metrici e le melodie su quattro quarti del rap, quelle della musica rock o del cantautorato. Sono appassionato di supereroi, come quelli dei fumetti che hanno spazio su grande schermo e serie tv, ma nella vita vera preferisco gli sfigati.
Creativo con i numeri, razionale con le idee.

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