Salmo: risposta a Luchè con il dissing “Dove Volano Le Papere”

Si può rispondere al fuoco col fuoco in meno di 24 ore? A quanto pare sì. La diatriba tra Salmo e Luchè continua con un nuovo dissing: dopo la traccia del rapper napoletano, è il turno del sardo.

Salmo: il dissing per Luchè

Come il rivale, anche Lebon usa il titolo di una canzone (omonimo dell’ultimo album in questo caso) del dissato. Dove Volano Le Papere è la diss track che segna il nuovo capitolo della faida, pubblicata un giorno dopo Estate Dimmerda 2. Forse un po’ per gusto personale e un po’ per dire che il dissing fa parte dello stupido gioco del rap, Salmo usa la base di Full Clip dei Gang Starr – un grande classico del rap internazionale – e inizia a picchiare duro come un pugile per il secondo round, anzi il dodicesimo, visto che inizia la traccia con “rest in peace”, proprio come fece DJ Premier nell’intro della traccia da cui ha preso la strumentale.

Salmo sale in cattedra e inizia a schernire il campano usando l’appellativo di re (che Luchè ha rivendicato più volte) di Napoli e il detto “vedi Napoli e poi muori”, ma dal ridere, sostituendo il nome della città con quello d’arte del rivale. Nel secondo gancio destro tira fuori il passato nei Co’Sang e la narrativa di strada utilizzata dal duo, sostenendo che Luchè non fosse altro che l’ombra di ‘Nto e che successivamente si sia imborghesito trattando temi frivoli come la moda (non a caso, per la cover del pezzo è stato usato un mash up tra una foto con il mezzobusto di Brigitte Bardot e una del viso di Luchè).

Il pezzo, poi, prosegue con beffe varie che rispondono barra per barra al pezzo di Luchè (come «faccia di cazzo, alle tipe gli mando la tua foto» che si riferisce a «conosco tutte quelle a cui mandi la foto del cazzo», oppure come «compri la villa a Miami coi soldi della mala» allusione all’intro della prima diss song), con rimandi alla vecchia vicenda del 2019 (come «non cancello i tuoi commenti, io ti cancello la carriera» oppure «Al mio concerto a Napoli hai suonato, ma dopo di me / La gente si chiedeva: “Ma chi cazzo è Luchè?”») e con gli insulti alla company media Esse Magazine rea di supportare Luchè e di avere un fare dittatoriale.

La traccia si chiude con un paragone tra Luchè e Pino Scotto che tira fuori vecchie ruggini tra quest’ultimo e Salmo oltre alla citazione del pezzo di Lord Bean nel disco 50 eMCees’s II che recita: «Il ragazzo potrebbe ma non si applica / Difatti ha difetti alla capacità di autodidattica».

Come il dissing di Luchè, quella di Salmo è stata una prova magistrale. Anche in questo caso, possiamo dire che non ci sono vinti e che l’unico vincente è il rap, quello di una qualità tecnica indiscutibile.

Salmo: il testo di Dove Volano Le Papere

Luchè rest in peace

Uh

Ah, ah, ah, ah, ah

Il cocco di mamma si è offeso (Ahahah, che succede?)

Senti

Buongiorno, oggi smetterai di vivere (Ah)

Ho certe voci nella testa che mi dicono di uccidere (Ah)

Tu non sei il re, la tua città è da redimere (Uh)

Vedi Luchè e dopo muori dal ridere (Ah)

Yo, mettiti a sedere, fra’, non ce la fai (Yah)

Chiami il disco “Potere”, sì, perché non ce l’hai (Pff)

Sei capace di essere incapacе nei tuoi live (Oh)

Mi dispiace, tu chе batti me? Mai (Uoh)

Mi ricordo dei Co’Sang, eri l’ombra di Antò

Poi sei diventato fashion, Brigitte Bardot

Ora sembri un croissant però quello vuoto

Faccia di cazzo, alle tipe gli mando la tua foto (Yeah)

Stammo forte, stammo forte (Uh)

Uso il dialetto, sì, per dirti: “Chi t’ha mmuorto” (Uh)

Amo la tua città anche se non ci vado più

L’unica cosa che fa schifo di Napoli sei solo tu, ‘azz’ (Uh)

Ti sputo in bocca, ti battezzo al micro

Spezzo le ruote del tuo triciclo

Puoi sederti sul mio terzo dito (Yeah)

Ignoranza artificiale, ti hanno costruito

Tu e il tuo amico mafioso del terzo tipo fate schifo (Ah)

Compri la villa a Miami coi soldi della mala

Guarda e impara, io torno in Sardegna a comprarti la bara (Uh)

Vorrei imboccarvi con la pala, siete pesci nel Sahara

Butto l’amo e ci cascate, Niagara (Seh)

Vi spengo al soffio di candela, io per te sono Carmelo Bene

Dici che rappi, ma fallo almeno bene

Per te il mio canto è “Miserere”

Ti brucia il culo, fra’, si vede

Fatti leccare il buco da Dikele (Ahahahah)

No, vabbè

SS Magazine, dittatori di ‘sto cazzo

Na-na, na-na, na-na, na-na, na-na, na-na, eh

Ah, ne ho ancora un paio, metti il beat che ti sdraio

Ti lascio sulla fronte la mia firma, notaio

Hai notato, rosicone da tastiera?

Non cancello i tuoi commenti (Oh), io ti cancello la carriera (Uh)

Complessato, io non piango sul sangue versato

Il tuo vuoto artistico l’ho già colmato

Al mio concerto a Napoli hai suonato, ma dopo di me

La gente si chiedeva: “Ma chi cazzo è Luchè?”

Te lo spiego imbarazzato

Luca è un cinquantenne stropicciato che vive nel suo passato (Ah-ah)

Carriato, ma se l’è presa col tipo sbagliato

Io non busso affatto, ti entro in casa con il carro armato (Ra-ta-ta-ta-ta-ta)

Sia con le rime che per strada tu prendi le botte

Ti do uno schiaffo e vedi l’arcobaleno di notte

E i tuoi denti come suoni delle nacchere

Sei tutto chiacchiere, dove volano le papere (Ah)

Sono il fratello scemo che campa i genitori

I tuoi sono insegnanti di sostegno, mica professori

Il ragazzo potrebbe, ma non si applica

Difatti ha difetti alla capacità di autodidattica (Uh)

Sei rimasto sotto, sei il nuovo Pino Scotto

Non è Capodanno, ma ti faccio fare il botto (Pam)

Ti ho trovato un po’ depresso

Io faccio la pace con gli altri, tu fai la pace con te stesso, stupido


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Donato Cerone
Donato Cerone

Lucano dal mezzo sangue pugliese (un po' come nel film di Harry Potter, ma senza il principe). Mi occupo di comunicazione digitale, amo l'economia di azienda e ogni forma organizzativa. Mi piacciono le parole, ancor di più se sono incasellate tra gli schemi metrici e le melodie su quattro quarti del rap, quelle della musica rock o del cantautorato. Sono appassionato di supereroi, come quelli dei fumetti che hanno spazio su grande schermo e serie tv, ma nella vita vera preferisco gli sfigati.
Creativo con i numeri, razionale con le idee.

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